LIFE IS not EASY at all

ovvero: il manifesto del fanca-cinismo
martedì, 17 novembre 2009

Pippone_reloaded

E questo ne è il luogo deputato, il contenitore, il vaso, la scatola, il baule, la pentolona del pippone che sbuffa e bofonchia come una zuppona calda e fumante.
Ragazzi, sono in vena pipponica super. Super-pipp(ic)a.
Il pippone, amico mio fedele di una vita, mi ritorna su a intervalli regolari, ormai sempre più frequenti, come un bidone di bagna cauda.
Assaporati felicemente i tempi di gioia e di sollazzo, legati alla stagione dell’ammmmore fulgido poiché neonato, della carie da melense e interminabili telefonate vuote di contenuti e stracolme di sospiri, si è passati alla fase dell’osservazione dell’altro con occhio critico.
Diciamo che le fettone di salume suino, hanno lasciato la zona oculare su cui giacevano copiose, cadendo soffici a terra e lasciando così intravedere che il principe o la principessa azzurri di cui ci si era perdutamente invaghiti erano, udite udite, umani. Di carne, ossa, muco e capelli. E unghie.
Sia chiaro: se possibile, il sentimento che ci legava all’essere dei sogni di cui sopra, seppur gigantesco, è magicamente aumentato, con imprevedibili esiti sulla gestione quotidiana (e notturna). Che si fa decisamente più interessante, per carità, ma riserva anche terribili dilemmi e tremore e scompiglio ad ogni variazione sul tema, di cui sopra.
Morale della favola: da pochi giorni a questa parte, a momenti, la dolce fatina dagli occhi innamorati si trasforma in un puma nero dagli occhi di fuoco, tze. Per piccolissimi momenti, ma pericolosi, temo.
Brucio e posso dare fuoco, attenzione.
Domanda: come esorcizzare il pippone, allontanare le ansie, i sospetti, la GELOSIA infida e  corrosiva e il conseguente desiderio carnivoro di sbranare la preda, del puma avvelenato?
Si accettano consigli. Nel frattempo, si affilano le unghie.
 
Grrrrrrrrrr.

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categorie: a ruota libera, veleno
martedì, 06 ottobre 2009

Rivoluzioni silenziose

Mi ritrovo a guardare questa pagina bianca e a chiedermi come mai il fiume di pensieri in forma di parole che prima arrivava fin qui, adesso si fa duro come pietra e stenta ad uscire. Alle porte del pensiero, muto.
L’abitudine alla narrazione di sé si fa rada e difficile, anche se quaggiù le cose cambiano e si trasformano. E quello che era solo 6 mesi fa, oggi non è più.
Dove prima c’era un’isola, adesso ci siamo noi.
Le parole si fanno vuote e inutili perché sono ormai strette e piccole, per contenere tutto. E questo tutto, è tanto, è più di quanto io stessa potessi sperare di avere.
Mi riempie e mi terrorizza allo stesso tempo.
E poi, come era già chiaro e limpido ai nostri occhi, adesso esiste un nodo, che stringe. E che i nostri corpi conoscono bene, perché ogni centimetro della nostra pelle, adesso, è così sensibile da portare con sé, in ogni istante, la memoria dell’altro e l’odore forte della definitiva appartenenza.
E l’idea di un passato (il tuo) fatto di altri corpi e altre mani e altra pelle sulla tua mi fa male. Brucia sulla mia.
E di tanto in tanto pulsa nella testa, quando chiudo gli occhi. Quando sono sola, quando non sei con me.
Ma è solo un attimo, poi va via. Il vento si calma e ci siamo noi. Ancora.
E io non voglio niente, non chiedo niente atro che questo. E basta.
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categorie: dedicated to, a ruota libera
martedì, 15 settembre 2009

Il titolo mi verrà

La verità è che, acciderbolina, sto trascurando il povero blogo e voi miliooooooni di lettori fedeli.

Ma vi dirò, gli spazi mentali della divagazione e ( diciamolo pure) del blogo-pippone si sono ridotti, lasciando spazio a interi ritagli di vita vera, mangiata e vissuta, che lasciano poco poco tempo alla elucubrazione pseudo-filosofica del mio cervello in pappa.

In pappa perché, proprio, da circa 3gg c’ho una fame nera e i dolci sono (ahimè) la mia preda preferita.

Mi preoccupo, ma anche no, all’idea che una creatura (o semplicemente un verme solitario golosissimo) possa abitare dentro me. Cose che capitano. Gnam.

Secondo poi (come dicono certi), Roma è in pieno delirio pioggia-bambini a scuola-ancora pioggia. Pertanto assisto attonita ad episodi di moto che fanno allegre piroette sull’asfalto, in tutte le direzioni, motorini che saltano come cavallette, auto che “si baciano” romantiche tra un semaforo e l’altro…

La mia, non è stata da meno, e puf!, si è ritrovata con una sua simile (ma nera nera) addosso al suo sederone.

In sostanza, mi hanno tamponato. Gioia massima.

Il boss c’ha il raffreddore, ma sempre s*****o rimane.

Le mie ricerche (in ogni direzione, ma è un altro capitolo questo) producono scarsi risultati.

La burocrazia mi uccide.

E questo solo per farvi un rapido elenco delle meravigliose avventure che allietano i miei giorni (wow!).

[Il titolo non mi è acora venuto…n.d.r.]

postato da: clauu alle ore 12:17 | link | commenti (3) | commenti (3)
categorie: a ruota libera, questo sporco mondo, aria di cazzeggio
lunedì, 07 settembre 2009

Che cosa ho imparato. Che cosa rimane.

Malgrado tutto.

Malgrado il tempo che passa. Malgrado la meschinità e l'arroganza.

Malgrado i punti interrogativi, i bocconi amari.

Malgrado le ore di luce e di buio che sono passate (qui) io me lo chiedo: che cosa ho imparato. Che cosa rimane.

Una galleria di immagini davanti agli occhi.

postato da: clauu alle ore 18:45 | link | commenti | commenti
categorie: a ruota libera
venerdì, 14 agosto 2009

Ma sai che c'è?

 

C'è che parto.

Parto.

Partoooooooooooooo.

E tanti saluti.

Mangiare, dormire, guardare il cielo e il mare e l'erba verde e fare all'ammmmore.

E ancora guardare e osservare e scoprire luoghi insoliti.

I luoghi della mente, sia chiaro, quelli che mai prima erano stati esplorati.

I cambiamenti, quelli veri, poche volte sono evidenti. Molto più spesso, passano inosservati...ma sono, invece, profondi e radicali.

In questi giorni di calma apparente, è in atto una rivoluzione.

Il mondo si ribalta e io sorrido. E vado in vacanza.

Ciao ciao.

postato da: clauu alle ore 11:50 | link | commenti | commenti
categorie: aria di cazzeggio
martedì, 04 agosto 2009

Il giorno dell'Ispirazione

Capita che non scrivi per un po’, perché la vita scorre così velocemente da non lasciare spazio per il pensiero lento e profondo, quello lascia il sedimento in fondo, quando le acque sono ferme da un po’.

Ma oggi è un giorno di quelli, in cui finalmente ci si può guardare dentro. La boccia di cristallo è limpida, il sedimento, sul fondo è (quasi) immobile come sabbia dorata.

E tu. Mi hai travolto.

Prima però, mi avevi abbracciato. E lo fai, ancora e sempre, con la stessa calda intensità.

E hai scaldato, ammorbidito, sciolto, blocchi di granito che abitavano in me. Polverizzati.

E adesso mi dici “cose”. Cose che mai più avrei immaginato di sentire. Cose che però tutte le orecchie vorrebbero sentire e che accarezzano l‘anima.

E fai progetti. E nel mio castello solitario, adesso, siamo in due. Domani chissà, saremo di più…

E corri, la faccia nel vento. E non hai paura.

E vivi, come se il nostro castello, nel vento e nella pioggia, fosse una fortezza, la più bella e la più preziosa. Indistruttibile.

E mi chiami per nome.

E ridi. E un attimo dopo mi guardi con due occhi grandi e profondi e del colore di mari lontani che somigliano al Paradiso.

E mi chiedi perché. Perché non premere col piede sull’acceleratore. Perché non bruciare quello che è già rovente. Perché non lasciare che i fatti seguano le parole che così naturalmente, sono cadute dalla nostra bocca. Ma erano gemme preziose, non semplici parole.

Mi chiedi di dare un nome e un sigillo a questo nodo tra me e te.

Non aver paura se i miei occhi, all’improvviso, si fanno grandi e liquidi. Se all’improvviso il guscio si richiude su di sé.

È soltanto un brivido. E vorrei che non finisse mai. Un brivido infinito e dolce.

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categorie: dedicated to, a ruota libera
lunedì, 20 luglio 2009

Un'altra idea geniale

L’INSEGNAMENTO, siore e siori.

La docenza, privata magari, pur di fuggire da un luogo infame e che mi sta stretto come una camicia di forza.

Che poi, suvvia, non è poi SEMPRE così stretto, ci sono momenti di sana tranquillità, pochi, ma ci sono e di timida ilarità, addirittura. Di facciata, e mutevole come il cielo a primavera, ma sufficienti talvolta a far respirare noialtri cianotici e senza ossigeno.

Serenità: poca e molto precaria, appesa ad un filo.

Sono, questi, spazi infinitesimali, brevi intervalli in un mare di lunghe sfacchinate, corse inesorabili, senza, peraltro, intravedere un bello striscione con su scritto “ARRIVO” davanti a sé. Figurarsi la coppa, poi…

Insomma, una melodia fatta da lunga fila di note stridule e pochissimi - radi e brevi - intervalli di silenzio. E fuga.

E così, dopo l’ipotesi omicidio, l’ipotesi gravidanza, l’ipotesi fuga senza alternative pronte (epica, ma praticamente suicida), l’ipotesi fuga verso una prospettiva migliore (possibilità di realizzazione: 0, leggasi zero), è scattata l’ipotesi DOCENZA. Che vuol dire che io, col mio ben noto bagaglio di conoscenze e la molto meno nota dotazione di pazienza, dovrei abbandonare l’ascia di guerra di donna in carriera (e dunque stressata e pazza, ma "potente") a favore dei lidi sicuri e molli dell’insegnamento.

L’ipotesi è secondo voi plausibile? Ma soprattutto: qualcuno sa come si fa?

Primo step: ammazzare l’ambizione e abbandonare le aspirazioni di donna_che_porca_paletta_siamo_nel_2009_e_voglio_il_mio_stracavolo_di_potere.

Secondo step: ???.

To be continued….

postato da: clauu alle ore 12:16 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: a ruota libera, veleno, questo sporco mondo
giovedì, 02 luglio 2009

Il contrario di soldato si chiama farfalla

E forse tu non lo hai capito, ma io non sono un soldato.

Non eseguo, non obbedisco. Scalpito e friggo.

Questo posto è pieno di soldati. Tanti piccoli soldatini: a testa bassa, eseguono gli ordini.

Allineati e coperti sotto lo stesso mono-pensiero, mono-cervello, mono-standard.

Monotono.

E molto, molto pericoloso.

Povera me, nata farfalla, costretta alla gabbia.

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venerdì, 26 giugno 2009

Hablar sin decir palabras...

 

 

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martedì, 16 giugno 2009

Somatica_mente

Che, voglio dire,  non è poi una grande novità per una che succhia e assorbe le atmosfere del mondo e capta i fulmini nel cielo lassù.

Le sopracciglia si inarcano e si fanno strette strette, insieme alle nuvole, cupe come cumuli di ovatta grigia sulla testa. Gli occhi si spengono, le labbra si increspano in un broncio rassegnato.

Stanchezza. Desiderio di riscatto e ribellione soffocata. E perciò dirompente in profondità.

I cicli. Le cose che cambiano, ma in fondo sono sempre uguali a se stesse.

Non siamo impermeabili, nessuno lo è.

E il mio ombrellino contro i fulmini e la grandine che mi piombano addosso, qui dentro, è pieno di buchi, fa acqua da tutte le parti.

Sospetto che dovrò tenermelo, è l’unico che ho. Ma non ripara e non protegge.

Cambiare aria potrebbe essere l’unica, salvifica soluzione.

postato da: clauu alle ore 17:55 | link | commenti (2) | commenti (2)
categorie: a ruota libera, in blue, questo sporco mondo